Casa famiglia La Goccia


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L’unico volto rivelato di Dio è quello di un Dio povero, solidale con i poveri.

Ma chi gliel’ha fatto fare?! Ci sono tanti modi per vivere una vacanza alla moda! La crociera mediterranea o i sentieri alpini, un tour tra le grandi metropoli con monumenti e musei da visitare o l’animazione dei villaggi turistici con “Aqua piper” e cinema all’aperto. Niente di tutto questo. La salentinità ha fatto mettere in moto un gruppetto di otto giovani intraprendenti di Maddaloni(CE) guidati dal loro parroco, un missionario Oblato di Maria Immacolata, p. Piergiorgio Piras, verso altri lidi, altre vacanze. Sant’Eugenio ha di che esultare data la sua passione per le missioni difficili. Difficile! Cosa si può definire difficile? L’esperienza della difficoltà non è necessariamente vincolata alla dimensione geografica, ma può spaziare tra l’incomprensione di una interazione umana e i meandri dell’io in crisi. Chi ha incontrato Cristo e si è messo alla sua sequela non perde tempo dietro ragionamenti sterili, ma gratuitamente
si butta nel mare delle relazioni con stile libero e accogliente. Tutto questo ha fatto la differenza della vacanza dei nostri ragazzi di Maddaloni.
Qualche giorno prima del loro arrivo a Supersano (LE), cuore del Salento, per telefono ho ricevuto la richiesta di almeno quattro regole. “Regola uno: noi vogliamo essere accolti in un unico locale. Regola due: noi vogliamo adattarci a qualsiasi condizione di alloggio. Regola tre: noi vogliamo condividere la povertà degli ospiti disabili della Casa-famiglia “La Goccia”. Infine, regola quattro: vogliamo divertici e per fare questo abbiamo bisogno di mare, tanto mare!”
Così è scattata la
“macchina dell’accoglienza”. Nel bel mezzo dell’estate afosa cosa c’è di meglio delle catacombe dell’oratorio parrocchiale, luogo fresco e spazioso anche se deficitario nei servizi igienici?
Il fatto molto interessante e significativo è stata l’esplicitazione della regola numero tre: la condivisione con gli ospiti della Casa-famiglia. Spesse volte ho notato che l’estraneo che entra in casa-famiglia fa battaglia con i propri limiti, con le proprie
“puzze sotto il naso”,con le proprie allergie. Qui invece si è trattato di piena e sincera condivisione di pacche e bave di Franco, di urla spaventose di Marco, di silenzi senza risposta di Dario, insomma di ogni sorta di “antiesteticità” che schizzava fuori dal singolo ospite. Altro che “vita con vita”. Qualcun altro sarebbe scappato, pur di mantenere pulita la propria vita. Qui invece si trattava di scendere sempre più dentro una strana relazione: normalità e handicap, luce e tenebre, agio e disagio, silenzio e grido, pace e guerra. In tutto questo movimento relazionale ho notato con gioia un sereno decisionismo, nulla di forzato, nulla di artefatto o fuori luogo, eccetto un esagerato rispetto mattutino dei tempi e ritmi degli ospiti della Casa-famiglia.
Prima di scrivere queste quattro righe mi sono interrogato da dove viene la bellezza di questa missione giovanile del tutto speciale, una missione non programmata e non ricercata. E’ cultura, è stile di vita che scorre nelle vene del missionario, è modus vivendi dell’oblato nell’incarnare la Parola:
“Mi ha mandato ad evangelizzare i poveri … i poveri sono evangelizzati” poiché “i ciechi riacquistano la vista, i zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono …” e nella sua sordità quanta gioia ha sentito Marco durante i pranzi, durante le uscite e sono convito che avrà sentito tutte quelle espressioni napoleggianti della presenza amica di Maddaloni.
Dietro a queste indicazioni generali che narrano momenti fortemente emotivi si cela un metodo, un’ulteriore possibilità di focalizzare operazioni che portano alla comunione. Me ne dà motivo di riflessione la bella proposta da parte dei ragazzi di Maddaloni di trascorrere una serata con la pizza. Non occorre andare in pizzeria quando ci sono “napoletani” pizzaioli nei paraggi. Ma la novità dell’iniziativa sta nel dare la possibilità agli stessi ragazzi della casa famiglia di “impastare la pizza”. Qui mi viene da pensare a
“le mani in pasta” come metodo missionario. La parola "pasta" deriva probabilmente da un termine greco che significa "farina mista a liquido" questo composto è molto appiccicoso e viene lavorato in un ampio recipiente. Anticamente non esistevano attrezzature meccaniche e per questo si "impastava" a braccia. La forza di più persone aiutava la produzione. Quindi più persone "avevano le mani in pasta" cioè collaboravano allo stesso fine rimanendo coinvolti dal progetto anche per le sue qualità collose, sporcandosi! Rimane ancora impresso nella mente il sorriso di Dario che con quelle grosse mani impastava con disinvoltura dando forma alla pizza, così come Biagio si guardava le mani delicate diventate ancora più bianchicce per la viscosità della pasta.
Allora come non pensare durante il crepuscolo, quando ormai l’esperienza è terminata e si son fatti i borsoni per il viaggio di ritorno, come non pensare a questo grande Padre Buono? Come non pensare al suo agire? L’agire di Dio mi ha detto oggi chi sono i poveri. L’agire di Dio mi ha fatto scoprire la dimensione profonda della povertà che non ha più criteri economici, sociali, culturali ma la povertà che ha il problema centrale della vita minacciata dalla morte, la salute minacciata dalla malattia, la compagnia minacciata dalla solitudine.
Grazie, ragazzi di Maddaloni, grazie padre Piergiorgio, strumento di tutto ciò. In questo stile voi fate esistere, voi date vita alle relazioni spente, accendete una luce nelle tenebre della quotidianità.


"Aiutateci a trovare una casa per Francesco"
Ieri sera mentre ero intento a leggere la mia posta elettronica, mi sono imbattuto in una email di googlealert dal titolo molto forte "Aiutateci a trovare una casa per Francesco".
A primo impatto mi sembrava una trovata pubblicitaria, ma cliccando sul link mi è apparsa davanti la pagina di un rinomato quotidiano italiano:Il Resto del Carlino, così mi sono messo a leggere con viva attenzione l'articolo riportato.Era, ed è l'appello di due genitori con un figlio di 5 anni affetto da una rara sindrome: "
X Facile" ( diagnosticata da alcuni specialisti) seconda solo alla sindrome di Down.
Così ho deciso di usare il sito di Casa Famiglia per poter portare un aiuto,anche se solo una goccia a due genitori (lo sono anche io) e al piccolo Francesco.
L'articolo è datato 26 settembre e sinceramente non so se ad oggi il problema è stato risolto(io me lo auguro) ma se così non fosse allora cerchiamo di aiutare questa famiglia.
Vi posto il link per poter leggere l'articolo.
Un grazie di cuore a tutti coloro che tenderanno una mano per aiutare questa famiglia.
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/pesaro/2008/09/26/121153-aiutateci_trovare_casa_francesco.shtml
Postato da webmaster_corvit il 29/09/2008 alle ore 23.41

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